A tavola con Felfil Evo: filamento con gusci di cozze

Come ampiamente riportato negli scorsi mesi, il Parlamento Europeo ha stabilito di vietare la plastica usa e getta nel tentativo di limitare l’inquinamento dovuto a tali materiali. Questo significa che oggetti quali posate, bastoncini cotonati, piatti e cannucce a partire dal 2021 non potranno più essere venduti. L’auspicio è che essi possano essere rimpiazzati da nuovi materiali ecosostenibili, eventualmente organici.

Ad esempio, tali materiali potrebbero essere ricavati dagli scarti provenienti dalla catena alimentare. In questo caso, dovrebbero preferibilmente soddisfare alcune caratteristiche: essere di facile reperibilità; avere un’ampia percentuale di scarto in proporzione all’alimento nel complesso e un prezzo non elevato.

Le cozze hanno tutte queste caratteristiche: la parte edibile è piuttosto piccola rispetto al guscio e la disponibilità elevata. Perciò, si è chiesta Chiara Stopponi, studentessa del Politecnico di Milano, perché non provare ad utilizzare i loro gusci per creare un filamento parzialmente organico per la stampa 3D?

L’idea è poi diventata una tesi di laurea; in seguito, Chiara ci ha contattati poiché aveva trovato in Felfil Evo lo strumento adatto per provare ad estrudere un filamento di questo tipo. In teoria, i gusci delle cozze sono adatti allo scopo: essi sono composti per il 96% da carbonato di calcio (CaCO3; diversi tipi di rocce sono fatti dello stesso materiale), e filamenti realizzati con una miscela di pietra in polvere e polimeri di vario genere sono già in commercio. Oltretutto, i gusci sono più facili da lavorare autonomamente rispetto alla pietra: tutto ciò che occorre sono un pestello e un po’ di pazienza.

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L’estrusione è riuscita e il filamento realizzato, composto per il 20% da polvere di gusci di cozze e per il restante 80% da PLA, è perfetto per una normale stampante 3D. L’estrusione è stata possibile anche aumentando la percentuale di gusci di cozze oltre il 20%, ma in questo caso la stampante non riusciva a gestire il filamento ottenuto. Quest’ultimo, però, aveva un piacevole effetto cangiante, dato dalle micro particelli di guscio.

Sebbene la percentuale di cozze utilizzata per creare il filamento possa sembrare ridotta, si tratta di un ottimo modo per riutilizzare le materie di scarto provenienti dall’industria alimentare. I numeri su larga scala sono impressionanti: i maggiori produttori europei vanno da 65.000 tonnellate all’anno (Italia) a 200.000 (Spagna), mentre il consumo pro capite oscilla tra i 200 grammi e i 4 chilogrammi. Inoltre, l’industria dei frutti di mare scarta ogni anno oltre 7 milioni di tonnellate di gusci di molluschi, e la maggior parte finsice in discarica oppure in mare. Perciò, poter riutilizzare una parte di questi scarti per creare del filamento sembra essere molto interessante.

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