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Dalle bucce di arancia al filamento per la stampa 3D con Felfil

La stampa 3D è spesso protagonista di diverse iniziative che puntano a promuovere l’economia circolare e la sostenibilità. Qui a Felfil, ad esempio, proponiamo di riutilizzare i rifiuti plastici come base per creare autonomamente nuovo filamento per la stampa 3D.

È per questo motivo che la Carlo Ratti Associati si è rivolta a noi nell’ambito di un progetto di valorizzazione degli scarti organici, e in particolare delle bucce di arancia.

Quante arance sono necessarie per ottenere un bicchiere di spremuta? Dipende dal loro essere succose (e dalla potenza del nostro spremi-agrumi), ma l’esperienza insegna che un’arancia non basta. Ogni volta che vogliamo dissetarci con una buona spremuta, produciamo molti scarti organici che gettiamo nella spazzatura.

Da qui nasce Feel the Peel, un “juice-bar” circolare ed ecosostenibile, progettato dallo studio Carlo Ratti e Associati in partnership con Eni e con la collaborazione di Felfil. L’idea? Sfruttare al contempo le due parti del frutto: la polpa, da cui si ottiene il succo, e la buccia che, lavorata, diventa un innovativo materiale per la stampa 3D.

Grazie alla tecnologia dell’estrusore Felfil Evo, la ricetta del riciclo è molto semplice: per prima cosa, le bucce d’arancia vengono recuperate e fatte essiccare. Poi, sono sminuzzate fino a ottenere una polvere finissima, che viene mescolata con una quantità specifica di PLA. A questo punto, il composto viene inserito in Felfil Evo, per uscirne trasformato in filamento. È possibile, così, produrre nuovi oggetti.

In questo caso a partire dal filamento così ottenuto sono state prodotte tazzine in bioplastica adatte a gustare il succo di arancia spremuto in precedenza: un perfetto esempio di economia circolare.

Non è la prima volta che Felfil Evo viene utilizzato per testare l’estrusione di filamento per stampa 3D a partire da scarti organici mescolati a materiale plastico. Qualche tempo fa, ad esempio, abbiamo contribuito ad esplorare le potenzialità dei gusci delle cozze, scarti organici da cui abbiamo ottenuto un particolare filamento (con circa il 20% di polvere di gusci), e del caffè macinato, a partire dal quale abbiamo prodotto una tazzina stampata in 3D.

Rispetto agli estrusori industriali, infatti, Felfil Evo offre la possibilità di utilizzare, per la sperimentazione, piccole quantità di materiale. E questo è un grande vantaggio, in termini di tempo e di costi da sostenere.

Se ti interessa provare Felfil Evo per un nuovo progetto, o se vuoi avere maggiori informazioni sul nostro prodotto, non esitare a contattarci!

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